Com’è stato trovarsi in mezzo al panico da sparatoria a Las Vegas

Panico alle WSOP, tornei sospesi ma la polizia nega la sparatoria

Poche ore dopo la vittoria di Espen Jorstad al Main Event WSOP, Las Vegas si è fatta prendere improvvisamente dall’isteria di massa per un allarme sparatoria, che poco tempo dopo sarebbe stato smentito.

Io mi trovavo proprio lì in quel momento. Avevo finito di applaudire il campione del mondo norvegese, e avevo deciso di uscire a fare un giro per la Strip.

Non posso riportare ciò che è successo dentro al Bally’s o il Paris, o dentro qualunque altro casinò. Io ero uscito dal Bally’s letteralmente da tre minuti, mi trovavo in una zona tra il Paris e il Cromwell dedicata allo street food, tre viottoli paralleli con baracchini di pizza, tacos, kebab, margarita e simili.

Improvvisamente una folla di centinaia di persone compare correndo da dietro l’angolo delle scale mobili e invade la zona in cerca di un rifugio.

Una delle prime cose che ho pensato è stato effettivamente a una sparatoria, anche se l’idea più probabile al momento era proprio isteria di massa. In ogni caso ho girato i tacchi e seguito la direzione della folla, “che non si sa mai”.

Mentre la gente correva, io e qualche altro ragazzo giravamo confusi chiedendo in giro cosa stesse succedendo. Con il senno di poi non sono sicuro che sia la scelta +EV, se ci fosse stato davvero qualche folle a mitra spianato magari trovare un rifugio poteva essere prioritario. Ma nemmeno farsi prendere dal panico è una grande idea.

Ah, in quel momento – magari per suggestione, o chissà quale suono ho confuso per questo – ho sentito un rumore di petardi, quelli a mitraglietta per intenderci, che ho supposto essere spari in quel momento, anche se sembrava strano avessero un suono così leggero.

Insomma, molta gente stava entrando all’It’Sugar, negozio di dolciumi in questa strada. Mi avvicino al commesso che stava tenendo la porta aperta per chiedergli cosa stesse succedendo, e senza rispondermi mi dice di entrare e mi spinge nel negozio.

Un minuto dopo ero accucciato dietro agli scaffali di questo negozio di zuccherini, porte sigillate e luci spente, e a occhio una cinquantina di persone con me.

Quello è il momento in cui cominci a renderti conto di cosa stia succedendo. Un ragazzo messicano che si trovava lì con la famiglia (pensate che panico con dei figli neonati) mi ha ufficializzato che si trattasse di una sparatoria, e lì il sangue mi si è gelato un po’ nelle vene. 

Per fortuna mi sono tranquillizzato pensando alle odds che potessi veramente uscirne vittima in quella condizione specifica, e la manager dello store ha fatto un grandissimo lavoro nel tranquillizzarci e farci sentire al sicuro.

Il ragazzo messicano poi ha fatto le domande giuste per non farci sentire topi in trappola, facendosi indicare le vie d’uscita in caso d’emergenza. Da quanto mi ha raccontato, era lì a Las Vegas anche durante la tragica vicenda del Mandalay Bay del 2017.

Passiamo credo una decina di minuti accucciati al buio in silenzio, sentendo solo le sirene della polizia lungo la Strip. La manager era in costante contatto telefonico con la polizia e il ragazzo messicano di tanto in tanto commentava la telefonata con frasi come “That’s a good sign“, che vi garantisco: tranquillizzava parecchio.

Questo finché il commento non è diventato “That’s no good, that’s no good!” e la manager ci ha detto di muoverci verso il magazzino sul retro.

Lì non mi sono sentito più molto al sicuro, nel mio immaginario c’era un folle armato che stava girando proprio nei nostri dintorni!

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La folla si è accalcata alla porta del magazzino, e devo davvero complimentarmi con lo staff del negozio per come hanno gestito la vicenda. Hanno letteralmente sgridato chi si accalcava, urlando di stare in file ordinate, e la gente ha ubbidito evitando situazioni di panico. Io ho avuto la fortuna di essere tra i primi della fila, immagino che gli ultimi abbiano sofferto un po’ di più questa situazione.

Ci stringiamo tra gli scaffali del magazzino e passiamo lì una ventina di minuti. Da un lato ci si sentiva più protetti perché non eravamo circondati di vetrate ma da una solida porta, dall’altro mancavano le vie d’uscita che psicologicamente avevano un forte valore.

Il magazzino in cui eravamo rinchiusi

Se nella remotissima ipotesi – che in quei momenti si percepisce molto meno remota – fosse entrato qualcuno malintenzionato, saremmo stati in trappola.

Ho passato quei momenti a valutare varie opzioni di come comportarmi nel caso peggiore possibile, ma onestamente non è stato molto spaventoso. La manager sdrammatizzava costantemente con battutine varie “Benvenuti da It’Sugar, volete un cuscino? Qualcosa da bere?” e la folla era relativamente tranquilla a dirla tutta. Altra lode per i gestori del locale.

Alla fine la polizia da il via libera per uscire. La manager ci dice che fuori è tutto tranquillo, chi se la sentiva poteva già andarsene e chi invece aveva bisogno di un po’ più di tempo poteva rimanere lì finché non si fosse sentito tranquillo. Addirittura ci è stata offerta la possibilità di essere scortati fuori dalla polizia per sentirci più al sicuro.

Io ho aspettato altri 5 minuti perché nessuno stava uscendo e si tende a imitare il comportamento di chi ci circonda, poi ho ringraziato la manager e sono tornato su una Strip identica a come l’avevo lasciata, ma con molte più volanti, elicotteri e poliziotti in giro.

Al Planet Hollywood ho chiesto a un poliziotto cosa fosse successo – fino a quel momento tutto ciò che avevo erano voci di corridoio – e questo mi dice che qualcuno ha scagliato una pietra contro una vetrata scatenando il panico in tutta Las Vegas.

Mi ha colpito molto la velocità in cui il panico si è diffuso per la Strip. La vetrata è stata infranta all’MGM, che può sembrare vicino se visto su una mappa, ma è a 25 minuti di distanza dal Bally’s, e nell’arco di pochi minuti l’isteria è dilagata per tutta la città, e la Strip si è letteralmente svuotata delle migliaia di persone che la popolavano.

Chiacchierando con le persone, sembra che in tutti i casinò del centro sia stato un fuggi fuggi generale istantaneo, sfortunatamente non con la stessa diligenza con cui hanno gestito la situazione al negozio di dolciumi dove mi trovavo io.

Come avete visto dalla foto di Negreanu, ci sono stati incidenti a causa della ressa, una fuga alla Mors tua vita mea dove l’importante era solo salvarsi. Ho visto davanti agli ascensori del Flamingo tanto di quel sangue che la sparatoria ne avrebbe forse spanto di meno.

Sono sollevato dal fatto che non ci sia stato effettivo pericolo di doversi nascondere dai proiettili, ma in quei momenti l’ho vissuta come se tutto fosse reale. Mi ha stupito come fossi meno spaventato di quanto mi aspettassi, forse semplicemente perché non ho visto nulla e non riuscivo a percepirlo reale, o forse perché avere attorno persone che sanno come gestire la situazione è fondamentale.

In ogni caso adesso ho una storia in più da raccontare, meno grave di quanto poteva essere.

Author: Ruben Evans