Secondo Josh Arieh per diventare Player Of the Year alle WSOP bisogna vincere una guerra di logoramento

Secondo Josh Arieh per diventare Player Of the Year alle WSOP bisogna vincere una guerra di logoramento

Voleva diventare il primo giocatore della storia delle World Series Of Poker a bissare il titolo Player Of The Year, ma dopo la seconda settimana di gioco qualcosa si è rotto.

Coi colleghi di PocketFives, il POY WSOP 2021 Josh Arieh ha riflettuto a cuore aperto sui motivi del mancato successo.

Certo, con premi incassati per quasi un milione di dollari, di fallimento non può proprio parlare. Ma lo scarto tra aspettative e realtà per il 48enne di Rochester resta, e brucia non poco.

 

La dissoluzione

Arieh racconta di aver aperto questa edizione delle World Series Of Poker come meglio non poteva:

“Sono quello che si può definire un veterano delle WSOP. Quest’anno sono stato abbastanza fortunato da fare due deep run a inizio WSOP e ho vinto più soldi dell’anno scorso quando vinsi il POY. Questo momentum sarebbe sufficiente alle persone normali per giustificare una trasferta di sei settimane giocando il loro A-game sapendo che, succeda quel che succeda, metteranno in tasca una cifra a sette numeri”

Ma per lui le cose hanno poi preso una piega infausta.

“Sentivo che stavo giocando il mio A-Game e mi godevo il momento al tavolo. Poi sono arrivate la terza e la quarta settimana di gioco e ho iniziato a dissolvermi. Quando mi succede è peggio che agli altri. Non sono capace di battere i giocatori ricreativi. Me lo chiedo spesso la notte prima di addormentarmi: perché mi dissolvo?”

 

Una guerra di logoramento

Per definire la battaglia per il Player Of The Year WSOP, Arieh parla senza mezzi termini di ‘guerra di logoramento’. Una situazione che dice di aver sperimentato in gioventù.

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“Nei miei ultimi anni da teenager fino a quando avevo più di 20 anni di età, basicamente stavo in una sala da biliardo 16 ore al giorno, sette giorni a settimana. Amavo le battaglie al tavolo da biliardo. Riuscivo sempre a trovare dell’edge. Le WSOP mi ricordano quelle giornate in sala da biliardo, come una guerra di logoramento. Se sono capace di giocare al meglio per l’intero mese, so che è abbastanza per avere una opportunità o due di fare tanti soldi”.

Ma l’attenzione deve essere sempre alta. E bisogna sempre cercare di capire dove si è sbagliato.

“Una delle mie migliori caratteristiche da pokerista è che sono completamente onesto con me stesso. Faccio tutto quello che è possibile per capire se ho delle colpe nelle mani che perdo. Anche nella peggiore bad beat, di solito trovo qualcosa che ho fatto che ha portato l’avversario a quella reazione da cui è scaturita la bad beat. A volte è la reazione che volevo provocare, altre volte capisco che è il mio VPIP particolarmente alto ad averla causata. A ogni modo per le bad beat cerco di assumermene la responsabilità ed è liberatorio. E’ raro che mi senta una vittima”.

 

Forza mentale e motivazioni

In queste World Series Of Poker Arieh ha giocato 30 eventi degli 88 in programma, andando a premio dieci volte con tanto di tre tavoli finali.

Ma nonostante il profitto sia da qualche parte tra 900k e il milione di dollari, il POY WSOP 2021 non è affatto felice di quanto raggiunto.

“Ho fatto tutto quello che ho potuto per trovare quella motivazione interna per continuare a lottare, ma sfortunatamente, dopo 20 anni, devo ancora combattere. Sento di essere in un percentile molto piccolo dal punto di vista della forza mentale. In tutta la mia carriera ho dato molta enfasi al fatto di essere in salute da un punto di vista mentale. Per qualche strana ragione, ancora non è abbastanza. Da un punto di vista finanziario, la mia potrebbe sembrare una grande estate. Ma come voto, alle mie prestazioni mentali, darei un C-, se non proprio un D. Le ultime settimane il mio gioco ha avuto un declino. Perché non riesco a restare motivato è un mistero. Avevo l’opportunità di difendere il titolo POY, cosa mai stata fatta prima”.

Ma un giocatore del calibro di Josh sa che bisogna sempre essere proiettati per il futuro:

“Non entrerò mai nella WSOP Hall Of Fame se non vinto un braccialetto. Ho due figlie teen agers che credono che i soldi crescano sugli alberi, quindi ho molte ragioni per continuare a combattere! Spero di avere altre opportunità per competere alle WSOP ma il tempo a disposizione è sempre meno. Ho accettato molto presto il fatto che mi trovo svantaggiato in partenza. Il mio obiettivo non è trovare il modo più facile ma continuare a lottare ogni secondo al tavolo. So che il mio A-Game è buono abbastanza. Devo essere sicuro di vincere la battaglia interna con me stesso e presentarmi ogni giorno con la voglia di combattere”.

Author: Ruben Evans