La mano che ha cambiato la carriera di Ryan Riess

La mano che ha cambiato la carriera di Ryan Riess

Le sliding doors del poker. Dopo aver visto le mani che hanno cambiato la carriera di Daniel Negreanu e Joe Cada, oggi vediamo lo spot che ha dato una sterzata alla parabola di Ryan Riess.

Il giocatore del Michigan vinse il Main Event WSOP la prima volta che mise piede al Rio, quando aveva da poco compiuto i 22 anni di età.

Al tempo Riess aveva iniziato da poco a giocare tornei di poker live. L’autunno precedente aveva investito tutto il suo bankroll – in modo scriteriato, NON SEGUITE IL SUO ESEMPIO! – per giocare un evento WSOP Circuit. Ebbe la fortuna di arrivare al deal finale a tre giocatori e incassare più di duecentomila dollari.

Al portale PocketFives Riess ha raccontato che fu questa vincita a convincerlo di tentare l’avventura al torneo più importante del mondo.

 

Quando essere naif paga

Riess riconosce che al tempo aveva davvero poca esperienza di gioco.

“Avevo raccolto diversi piccoli cash e coi tornei live ero intorno al breakeven visto che le spese sono davvero alte, poi giocai il Main Event. Vendetti quote a familiari e amici, e swappai altre parti della mia action. Alla fine per me rimase intorno al 50% del torneo, che era buono. Avevo avuto degli exploit nei tornei di poker ma ero sempre un torneista senza troppa esperienza. Avevo iniziato a diventare amico degli altri giocatori che incontravo nel circuito. Al tempo eravamo giovani e imparavano insieme.”

Al day1A del Main Event si trovò a incrociare le carte con avversari del calibro di Mike Matusow e T.J. Cloutier.

“Ero davvero naif, il che era una cosa buona. Mi misi a giocare a testa bassa, senza seguire cosa succedeva agli altri tavoli o gli update live, e non ho mai pensato ai soldi per cui stavo giocando, quindi non ho mai avuto paura”

Dopo aver superato la prima giornata riempiendo la busta di chips, Riess dovette abituarsi per due o tre giorni a una linea di galleggiamento in cui il suo stack non superò mai i 30 big blinds. Poi arrivò un coinflip vinto contro Rep Porter, coppia di nove contro KJs, che lo rimise in carreggiata.

 

Le sponsorship rifiutate

Da quel momento la strada di Riess al Main Event si fece in discesa:

“L’atmosfera era elettrica. Gli altri potevano pensare che stavo cercando di dominare il tavolo, ma non era così. Continuavo a vedere buone mani. Se avessi perso quel coinflip sarei rimasto con nove o dieci big blind di stack. Grazie a quel flip vinto arrivai a 50bb di stack venendo ad avere una maggiore flessibilità.”

Una mano dopo l’altra, Riess si ritrovò tra i November Nine contro avversari di grandissima esperienza:

“Tran fu davvero sfortunato al tavolo finale dopo aver iniziato da chipleader. Credo che il giocatore più forte a quel tavolo finale fosse Marc Etienne McLaughlin. Era davvero aggressivo e cercai di bluffarlo in una mano con coppia di jack su un board con quattro picche che aveva counterfeitato le sue due carte a picche. Finì coolerato e quella mano mi diede tanta energia. Fino a quel momento avevo visto che era difficile vincere dei pot contro di lui. Anche David Benefield è un giocatore di caratura mondiale ma era short e di fatto non ebbe libertà di movimento.”

A quel tavolo finale Benefield era l’unico insieme a Riess a non indossare una patch.

“Non ho mai accettato degli accordi di sponsorship o di indossare una patch. Ho rifiutato un sacco di soldi, ma non volevo che mi dicessero che dovevo fare la tale intervista, indossare quella maglietta o fare un post sui social media. Non volevo nulla che potesse oscurare la mia capacità di giudizio. Ho pensato che la responsabilità di quello che avrei dovuto fare sarebbe stata più grande del valore di quello che mi offrivano gli sponsor. Chissà, se avessi accettato una patch magari avrei dovuto fare cose che mi avrebbero tolto tempo per studiare e alla fine non avrei vinto”.

 

45 raise su 45 bottoni

Dopo l’eliminazione dell’israeliano Amir Lehavot in terza posizione, Riess si trovò a giocare per il titolo contro Jay Farber.

“Iniziammo il testa a testa con lo stesso stack e io decisi di mantenere una linea aggressiva. L’heads-up durò 90 mani e io rilanciai tutti e 45 i miei bottoni. Non avevo molta esperienza, ripensandoci adesso avrei dovuto foldare o limpare qualche mano ma volevo mettergli pressione. Mi tribettava solamente con mani davvero buone.”

Al di là dell’atteggiamento ultra aggressivo, Riess riconosce di essere stato fortunato nella distribuzione delle carte.

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“In heads-up tantissimo dipende alla distribuzione delle carte – dice – Se Jay avesse avuto le mie mani e io le sue, probabilmente avrebbe vinto lui”.

E si arriva alla mano fatidica. Riess apre il suo 45° bottone su 45 e Farber va immediatamente all-in. Riess snappa con AK, Farber gira Q5.

“Ero sorpreso di vedere quella mano. Se la rigiocassimo magari Farber si limiterebbe al call, ma stavo rilanciando ogni bottone, avrà pensato che stessi forzando la mia mano, invece stavo vedendo belle carte. Quando perdi l’inerzia in heads-up può essere demoralizzante. Di recente ho giocato heads-up contro Koray Aldemir e dopo aver perso diversi pot ho avvertito tanta frustrazione e ho finito col fare cose sopra le righe. E’ uno shock emotivo perdere delle mani heads-up.”

Con il 65% di possibilità di vincere il Main Event WSOP Riess era fiducioso e andò nel rail ad abbracciare i suoi amici e la famiglia.

“Il flop 4JT fu davvero buono per me. Se anche avesse trovato una donna per la top pair io avrei chiuso una scala, quindi decisamente fu il miglior flop che avrei potuto volere senza hittare una coppia. Dopo il flop avere vicino tutti gli amici e la famiglia, mi diede buone energia”.

Dopo il 3 turn a Riess scivolò una lacrimuccia sulla guancia proprio mentre veniva ripreso dalle telecamere.

“In quel momento tutto iniziò a diventare reale. Fu come liberarsi dal peso di avere tutte quelle persone a fare il tifo per me. Quel momento fu davvero surreale. Ero contento di aver vinto. Se fosse arrivato un cinque al river, da un punto di vista mentale sarebbe stato davvero difficile sedermi di nuovo al tavolo e cercare di giocare il mio miglior poker, perché nella mia testa avevo già vinto”.

Dopo il 4 in ultima strada Riess crollò al suolo. Le sue ambizioni pokeristiche erano diventate realtà.

“In questi nove anni non ho riguardato quelle immagini molte volte. Vincere il Main WSOP è il sogno di ogni pokerista, il Super Bowl del nostro sport. Raggiungere il punto più alto del gioco che ami è il sogno più grande di ogni pokerista”.

 

La doppietta mancata

Nel 2018 Riess è arrivato a un passo dal bis incredibile al tavolo finale del Main Event WSOP Europe. Alla fine concluse in quarta posizione per quello che ancora oggi, parole sue, “è il torneo che mi ha ferito di più”.

“Ero chipleader a nove left e poi a sei left. Feci diversi errori. Volevo vincere per mettere in bacheca entrambi i Main Event, non per i soldi, ma mi concentrai troppo su quanto sarebbe stato cool vincere e l’opportunità mi scivolò via dalle dita.”

Riess dice che se avesse perso con una coppia di assi o di dieci non ci sarebbe stato problema, non essendo result-oriented. Ma l’eliminazione da quel tavolo finale non fu questione di (s)fortuna.

“Feci un errore, sono il critico più feroce di me stesso. Jacobson ha detto che la fortuna si materializza quando la preparazione incontra l’opportunità. Non meriti di vincere se non metti il massimo di te stesso per provare a farlo”.

 

Una questione di priorità

Dalla mano più importante della sua carriera sono passati nove anni. Oggi Riess concentra le sue attenzioni sui figli. Il braccialetto di campione del mondo è depositato in una cassetta di sicurezza.

“Vale tanti soldi quindi non lo voglio in casa. Ogni tanto gli vado a dare una occhiata. A essere onesti avrei dovuto fare una replica del braccialetto mettendo zirconi al posto di diamanti, me lo sono detto più volte ma ancora non l’ho fatto. Non ho alcun rimpianto nella mia carriera. Avrei potuto grindare di più, ma ho viaggiato in tanti bei posti prima che iniziasse il covid, e adesso il mio focus sono i figli e passare in famiglia più tempo che posso”.

Riess ha un atteggiamento molto positivo per le prossime World Series nella nuova sede del Bally’s Horseshoe:

“Ho vinto la prima volta che ho giocato al Rio, magari succederà di nuovo, sono ottimista, sono sicuro che sarà divertente. Giocherò tutti i tornei di Hold’Em fino a 25 mila dollari di buy-in. Non sento il bisogno di giocare gli high roller da centomila. Le bolle sono stressanti e mantenere i figli è molto costoso!”

 

Author: Ruben Evans