La storia delle WSOP – Seconda parte

La storia delle WSOP – Seconda parte

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Con la ricostruzione della storia delle WSOP, siamo giunti a fine anni’70 / primi anni ’80 , quando il marchio WSOP iniziava ad avere un pizzico di copertura mediatica all’interno degli Stati Uniti.

Dilettanti in trionfo

Pochi sanno che molto prima dell’era Moneymaker vi è stato un altro giocatore assolutamente amatoriale capace di vincere il titolo WSOP: parliamo della straordinaria vittoria di Hal Fowler alle WSOP del 1979, prima occasione in cui giocatore dilettante ha prevalso sull’élite del poker.

Molti professionisti del poker di lunga data rimasero imbarazzati dal risultato; tuttavia, come è facile intuire,  la vittoria di Fowler è stata un presagio di cose a venire negli anni futuri. Seguendo l’esempio di Fowler, un numero crescente di giocatori amatoriali, inclusi molti giocatori provenienti dall’estero, ha iniziato a fare il pellegrinaggio annuale a Las Vegas ogni aprile e maggio, sognando letteralmente il colpaccio.

L’era Ungar

Uno dei personaggi che hanno fatto la storia delle WSOP non poteva che essere Stu “The Kid” Ungar, che irrompe sulla scena del poker con un impatto memorabile.  Personaggio che sconvolge gli stereotipi,  Ungar vince il Main nel 1980 e si è ripetuto  nel 1981. Essendo di New York e così diverso dai suoi coetanei in così tanti modi, il successo di Ungar  genera ancora più pubblicità per il brand WSOP e per Las Vegas: basti pensare che la NBC Sports, nel 1981,  invia una troupe cinematografica per coprire le WSOP dell’81, il che porta per la prima volta  il poker in milioni di case americane.

Nel 1982, le WSOP si erano estese a undici eventi , con un Ladies World Championship in più oltre a molti tornei collaterali. Il Main Event è confermato da $10.000 di buy-in e il prizepool complessivo di tutta la rassegna è di oltre $ 2,6 milioni dell’epoca.

E’ di questa epoca l’introduzione, da parte della famiglia Binion, dei tornei-satellite: per la prima volta, con pochi soldi, chiunque poteva iniziare a sognare la partecipazione ad un torneo WSOP. Oggi ci sembra una cosa scontata, ma questa idea, all’epoca, era totalmente rivoluzionaria e geniale.

Negli anni successivi, le WSOP hanno continuato a crescere sia in termini di dimensioni che di organizzazione. Nel 1987, il minuscolo Casinò Horseshoe era a malapena abbastanza grande da ospitare quella che era diventata una kermesse consolidata, ed è di quel periodo l’apertura della poker room per tutto l’anno. Proprio in quel periodo, però, il “padre” delle WSOP Benny Binion muore, lasciando tutto in mano al figlio Jack. Che sarà sufficientemente bravo da gestire la pesante eredità.

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Gli anni ’90

La morte di Benny Binion ha consolidato il ruolo del figlio di Jack come tedoforo indiscusso delle WSOP. Jack si affianca subito di due rispettati veterani del poker come  Jim Albrecht e Jack McClelland, che  nel decennio successivo avrebbero presieduto le World Series, contribuendo al miglioramento di tornei, strutture ed accoglienza.

Il duo Albrecht-McClelland era il caposquadra ideale per supervisionare un appuntamento che ormai era diventato lungo quattro settimane e comprendeva venti tornei. La composizione dell’organizzazione WSOP, in ogni caso, ha continuato poi a diversificarsi man mano che più donne e giocatori internazionali si sono uniti alla competizione.

Il 1990, poi, diventa il primo anno in cui un “non americano” vince il Main Event: è l’iraniano Mansour Matloubi, in quella occasione, a portare a casa il prestigioso titolo.

L’anno successivo, poi, altra data miliare, quella in cui le WSOP assegnano per la prima volta un primo premio in denaro da un milione di dollari. Il Main Event, del resto, ormai conta un numero di oltre duecento giocatori.

Ormai lo spazio al Binion’s non era più sufficiente, e toccava pensare ad altre soluzioni di ubicazione. Nelle settimane delle WSOP, l’Horseshoe era stipato di giocatori, e data la colossale affluenza il tavolo finale si disputava su un palco allestito a Freemont Street, per meglio gestire la folla di curiosi e appassionati. Freemont Street che è stata la cornice per Stu Ungar quando, nel 1997, ha conquistato il suo terzo titolo mondiale, poco prima della sua morte, avvenuta l’anno successivo.

Ungar che, in maniera inequivocabile, ha contribuito alla leggenda delle WSOP, col successo arrivato negli anni successivi che è anche suo.

Fine seconda parte

Author: Ruben Evans