Quattro errori frequenti da Short Stack nei tornei

Quattro errori frequenti da Short Stack nei tornei

Lo abbiamo affrontato il discorso degli short stack e degli small stakes. Capita nei tornei di avere una varianza nello stack molto accentuata. Parecchi players vivono sulle montagne russe durante un evento e anche chi ha uno stile più solido, può sempre incappare nel cooler che gli riduce notevolmente lo stack. Insomma può capitare a tutti di rimanere short in una determinata fase del torneo.

Una situazione non facile. L’aspetto principale però è cercare di ridurre il numero di errori, quando ci troviamo in questa fase.

Molti giocatori peggiorano la situazione, con una condotta e una strategia completamente errata. L’ansia da short stack e la voglia di recuperare giocano brutti scherzi. Per questa ragione il miglior player è quello che prima di tutto sa contenere l’emozioni.

Oggi vedremo gli errori principali commessi con meno di 25 big blind dai giocatori.

Troppi call e troppi limp

Molti giocatori commettono lo sbaglio di considerare uno stack tra i 25 e i 15 big blind fin troppo giocabile. Da qui una sfilza di call senza senso e anche di limp. Se i primi sono per certi aspetti comprensibili, anche se dannosi, i secondi sono un’autentica follia. E’ un segnale di estrema debolezza che verrà colto dagli giocatori. Non solo, ma call e limp spesso avvengono fuori posizione.

Ricordatevi sempre che la posizione è fondamentale in questo gioco: più giocheremo out position e più la nostra strada sarà in salita.

Alla base degli eccessivi call c’è soprattutto un’errata selezione delle mani da giocare. Troppe starting hands marginali prese in considerazione che rischiano di non lavorare bene su certi board e contro determinati avversari.

La soluzione è quella di giocare con mani importanti e in posizione. Senza questi due principi cardine diventa tutto più difficile.

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Zero strategia post flop

Uno stack di meno 25 big blind non autorizza a non avere una determinata strategia. Soprattutto nel post flop. E’ in quel momento che si vede la differenza fra un giocatore rodato e un player che ha ancora molta strada da fare. Vero che lo stack limita certe azioni e proprio per questo motivo una strategia ben chiara per il post flop è necessaria. Capiterà di essere coinvolti in piatti che si trascineranno oltre il flop.

Se il player short hitta gestirà la sua mano in un determinato modo. Ma se non hitta, dovrà avere già un piano di battaglia nella sua testa. Altrimenti a suon di bet/fold il suo stack diventerà ancora più risicato. E qui si torna al punto precedente: evitare di arrivare al post flop con una mano marginale, contro troppi avversari e soprattutto fuori posizione.

L’all in non è un semplice optional

Ci sono giocatori che sotto i 25 bui tendono ad escludere l’all in, se non con mani premium. L’alli n è un punto di forza che non va sottovalutato. In un tavolo passivo e con diversi call preflop ad esempio, un player scafato cercherà – se in posizione – di muovere tutto lo stack al centro del tavolo con una mano discreta. Ovviamente non è una mossa che si può fare ad ogni mano, ma con meno di 25 big blind diventa legittimo pushare.

Insomma con pochi big blind c’è poco da stare ad aspettare, se la mano buona arriva, è il momento di agire senza paura.

Eccessivi fold

Se in precedenza abbiamo detto che una corretta selezione delle mani aiuta per sopravvivere sotto i 25 big blinds, lo stesso vale per quello che concerne i fold. Una passività eccessiva porta solo ad un’eliminazione lenta ed inesorabile. E non c’è out peggiore in questo gioco che “morire di bui ed ante“. Soprattutto da small e big blind, si passa da giocatori che giocano fin troppo aperti, a players che si chiudono a riccio in maniera estrema.

Come per i call, anche con i fold dovremo fare i conti con selezione delle mani, posizione al tavolo, stile degli avversari, odds e infine la grandezza del nostro stack. Quando si scende al confine dei 10 big blind, bisogna essere consapevoli che il fold non può essere eterno. Ma serve un cambio di rotta per non finire nell’angolo degli eliminati.

Conclusione

Quando riusciremo a limare questi errori ed abbassare la percentuale degli sbagli commessi, allora saremo in grado di affrontare la situazione da short e small stakes. Il vero capolavoro in questo caso, è trasformare la situazione da svantaggiosa, a nostro favore.

Author: Ruben Evans